domenica, 26 novembre 2006
26/11/2006 18:27
26/11/2006 18:27
Promemoria
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C'e' tutta una serie di cose, per quelli nati come me, verso la fine degli anni 70, che da un giorno all'altro scomparirono, senza lasciare grosse tracce. E che probabilmente un giorno neanche ci ricorderemo piu'. Cose importanti, come la Germania dell'Est (e tutti piu' o meno ci chiedevano perche' una Germania fosse Federale e una Democratica, come se questi due concetti fossero in contrapposizione!), ma anche cose molto molto meno importanti, come il telefono a gettoni.
Ecco si', ci pensavo l'altro giorno, incontrando una mia amica di un po' di anni fa. Una di cui non avevo il numero del cellulare semplicemente perche' quando ci conoscevamo il cellulare non esisteva. E allora mi sono chiesto: quando? Si'... quando e' che e' iniziato a esistere, anzi no, a irrompere in maniera per niente discreta il cellulare (odio chiamarlo telefonino) nelle nostre vite? Io se dovessi dire un giorno non ci riuscirei, ma neanche riuscirei a dire un anno...
Mi ricordo solo che non c'era il cellulare, e allora si usciva di casa cosi' come le caravelle di Colombo, all'avventura. Senza quel guinzaglio elettronico che ci rende tutti piu' raggiungibili, tutti meno soli, ma anche tutti meno liberi.
E poi c'erano i telefoni a gettoni. Quanto costava un gettone? Duecento lire? Si', alla fine costava duecento lire, ma una volta mi ricordo che aumentarono il prezzo... e allora c'era chi si vantava di essere diventato ricco perche' aveva una piccola scorta di gettoni telefonici (quelli con una riga da una parte e due dall'altra). Piccoli capitalisti gia' crescevano.
Mi ricordo che c'era mia nonna che, prima di ogni campo estivo, mi regalava due cartoccetti di gettoni per telefonare a casa. Ogni cartoccetto erano 50 gettoni... un bel po' di chiacchierate! Anche se quando si facevano le interurbane i gettoni cadevano giu' veloci. E ancora piu' veloci quando si parlava con qualcuno di caro. Voi ve lo ricordate?
E poi mi ricordo le prime scorribande da bambino. E quella sera quando in una cabina telefonica di via Gallia premendo per gioco il tastone giallo dei gettoni, ne uscirono una decina inutilizzati. Mi sembrava di aver vinto alla slot machine. E voi, il tastone giallo ve lo ricordate?
Quando il cellulare non esisteva, non esistevano neanche i messaggini. Non esisteva l'equazione perfetta un numero = una persona. C'era quella, molto meno perfetta, un numero = una casa. Il che significava almeno una cosa: le corse piene di speranza verso il telefono quando squillava per arrivare prima dei genitori. E, presa sotto un altro punto di vista, significava anche l'atroce muro del "padre di lei", del qualificarsi, di trovare un valico per arrivare a lei che, proprio quella volta, non era riuscita ad arrivare per prima al grigione, il telefono di casa, quello con la rotella per i numeri. Ve lo ricordate anche voi, vero?
Insomma, non ho ancora trent'anni, eppure io queste cose gia' ho paura di dimenticarmele. Ho piu' paura di dimenticarmi di quei giorni senza cellulare che dei giorni in cui crollava il muro di Berlino. Forse il mio muro di Berlino era proprio "il padre" che rispondeva al telefono. E per questo ho deciso di scrivermi qui un promemoria. Per ricordarmi di quei giorni, quando fra poco tempo forse in nessuna casa ci sara' piu' un telefono fisso, ma solo una connessione internet ultra veloce. Un giorno in cui non avra' senso andare a protestare dal vicino del duplex perche' tiene il telefono isolato. Un giorno in cui non sentiremo piu' quella voce "chiamata urbana urgente per il numero..." e allora, come adesso, dicevamo
"scusa, ma devo proprio chiudere, ciao".




